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Deutch

 
Entrando dal viale alberato si accede ad una zona di ricezione ricca di gadget, bottiglie, libri: prima del corridoio che porta agli uffici un quadro grande rappresenta una donna tricolore trionfante che rimanda subito alla grandezza che ebbe Canelli all'inizio del '900 e ricorda la storia lunga di questa famiglia, distogliendo un attimo dagli uffici, spartani e moderni, che esprimono efficienza e razionalità. Appena dietro, rispetto alla strada, si entra in cantina, ampia, altissima, luminosa, sia nella zona di magazzino e spedizione sia nelle avveniristiche sequenze di acciaio delle macchine ricche di strumenti e di controlli. Pochi addetti ai lavori si muovono con mete chiare, definite. Il tutto esprime asettica pulizia. Ancora più all'interno della collina cominciano ad abbassarsi i soffitti che si fanno volte di mattoni, archi ampi a sesto abbassato; l'acciaio viene sostituito dal legno chiaro delle barriques, i toni di luce si fanno più caldi e l'atmosfera più ovattata.


Non più muletti che girano, pallets trasportati, cartoni impilati, non più il tintinnare delle bottiglie sulla catena d'imbottigliamento e il ronzio dei motori e pompe, ma silenzio e penombra. In una galleria vedi botti; poi bottiglie orizzontali riflettono piccoli bagliori verdi nella semioscurità. Continuando a camminare la cantina si fa galleria, penetra nel ventre della terra. Un'illuminazione attenta e discreta mostra le pareti in cui è distinguibile la falda e le varie stratificazioni dei secoli. Si entra nella cattedrale sotterranea. Negli angoli le più preziose bottiglie riposano protette dalla collina e da un labirinto di gallerie che è candidato a diventare uno dei presidi Unesco come Patrimonio dell'Umanità. Chi conosce il labirinto può penetrare fino a uscire dall'altra parte del colle ove si trova la casa padronale della famiglia. Come le stratificazioni della terra, si sono sovrapposte antiche tradizioni e moderne tecnologie in un percorso che è un viaggio verso la conoscenza.
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